| “L’Ora” Venerdì 18
Giugno 1976 “ Poesia, pittura e scultura naif”, di Franco Grasso |
Carmelo
Cammarata spaccapietre di Bivona, è pervenuto a quel
punto, così raro
per un naif in cui istinto ed esperienza, ingenuità ed abilità di
mano, osservazione del particolare e sintesi formale, convivono felicemente:
il suo processo di sviluppo non ha in nulla menomato la spontaneità, l’autenticità,
la forza primitiva che è alla radice del suo fare scultura. Cammarata
non esce, come gli attuali naives jugoslavi, da una “scuola” che
insegna una “maniera” utilmente sperimentata, insieme agli artifizi
per mantenere il candore, la visione estatica e verginale. Esce dal contatto
diretto con la materia la pietra povera di Bivona nel cui informe aggregato ha
scavato sin dall’infanzia con faticosa tenacia per ritrovare preziosi filoni
di onice e di alabastro dalle trasparenze ambrate, grigie, olivastre. Ma porta
con sè l’antica cultura della civiltà contadina siciliana
che gli insegna a guardare l’uomo nella sua quotidiana lotta per l’esistenza,
il contadino con la pesante zappa, il falciatore curvo sul campo, il pastore
appoggiato al bastone, il lavoratore caduto, la famiglia stanca e dolorante dopo
una giornata di intensa fatica.
Da quando abbiamo scoperto l’opera di Cammarata alla festa de “L’Unità”, sei anni addietro, poi alla fiera di Ribera, Cammarata si è fatto strada anche in mostre internazionali come a Firenze: e adesso espone a “La Robinia”, cioè in una galleria con tutti i crismi della cultura ufficializzata: gliene dà il diritto l’energia plastica, la solida monumentalità, la sciolta libertà delle sue figure, l’amore con cui leviga le superfici, il gusto con cui scava i vuoti nel pieno delle serrate composizioni. In questo ambiente si può parlare di espressionismo istintivo, si possono dare alle sue immagini titoli sofisticati come “Underground” o “Continuità fisica”. Ma il paragone che si può fare è ancora quello con la scultura romanica più antica, quando l’anonimo scalpellino riscopriva nel rilievo di pietra: o con l’intaglio del legno duro nell’arte popolare altoatesina, da cui uscì un artista, oggi dimenticato come Albin Egger Linz. Cammarata comunque non ha tradito le sue origini: “nella pietra - scrive il poeta Sermenghi - egli difende la storia della quale non si occupa l’altra Storia”. Semmai di questa civiltà contadina sopraffatta dalla civiltà dei consumi, dispersa dall’emigrazione egli coglie le nuove pene, la dolorosa odissea. |