Il Giornale di Sicilia
26 Ottobre 1974,
di Giuseppe Servello
Arcaico come può esserlo uno che vede per forme plastiche ingenue, Carmelo Cammarata compone piccoli gruppi o singole figure con la forza dell’istinto. non è solo questo a spingerlo sulla strada di una visione della scultura presa alle fonti: c’è l’urto dei sentimenti a suggerirgli la composizione e l’inclinazione ad esprimere la speranza, il coraggio, il dolore in maniera espressionistica. Cammarata in sostanza è un cantore della civiltà contadina, dalla quale viene e di cui conserva una sorta di stupefatto candore. Nella sua mostra tenuta a Bidona (galleria “il Messaggio”) ha mostrato come si possa lavorare l’alabastro e la pietra in genere con la passione primitiva, senza farsi irretire dalle esterne piacevolezze delle forme. Il dialogo coi compagni di lavoro è di prima mano, la traduzione dei loro modi di vita, un’esigenza non contrastata da preoccupazioni estetiche.
Il mietitore, lo zappatore, la madre che tiene in braccio l’operaio caduto e il bracciante che solleva il suo simile costituiscono la tastiera di questa breve, intensa pastorale della terra. E tutti più o meno, si riconducono ad una naivetè sincera.