Arcaico
come può esserlo uno che vede per forme plastiche ingenue,
Carmelo Cammarata compone piccoli gruppi o singole figure con
la forza dell’istinto. non è solo questo a spingerlo
sulla strada di una visione della scultura presa alle fonti:
c’è l’urto dei sentimenti a suggerirgli la
composizione e l’inclinazione ad esprimere la speranza,
il coraggio, il dolore in maniera espressionistica. Cammarata
in sostanza è un cantore della civiltà contadina,
dalla quale viene e di cui conserva una sorta di stupefatto candore.
Nella sua mostra tenuta a Bidona (galleria “il Messaggio”)
ha mostrato come si possa lavorare l’alabastro e la pietra
in genere con la passione primitiva, senza farsi irretire dalle
esterne piacevolezze delle forme. Il dialogo coi compagni di
lavoro è di prima mano, la traduzione dei loro modi di
vita, un’esigenza non contrastata da preoccupazioni estetiche.
Il mietitore, lo zappatore, la madre che tiene in braccio l’operaio caduto
e il bracciante che solleva il suo simile costituiscono la tastiera di questa
breve, intensa pastorale della terra. E tutti più o meno, si riconducono
ad una naivetè sincera.