Il Giornale di Sicilia 8 maggio 1982
“ Esistenze di pietra”,
di Giuseppe Servello
Una pagina di scultura romanica, bassorilievo o tuttotondo, si legge seguendo la pulsazione dei corpi, l’intreccio dei gruppi, l’energia della figura isolata. Il riferimento qui non tocca la classica arte medievale, ma gli esempi di copie provinciali, ingenue nella forma e nella prospettiva, primitivi e subordinati modelli popolari. Questo carattere naturale e spontaneo passa per un attimo nella memoria vedendo le sculture di Carmelo Cammarata (galleria “La Robinia”) Le opere di questo modellatore di figure umane sono lontane dallo spirito e dagli schemi degli esempi accennati; sono invece abbastanza prossime al ritmo lineare delle masse plastiche. Contadini rappresentati in un atteggiamento di simmetria ovale bilanciano i sentimenti dentro le curve dei loro corpi. Sono presenze che l’occhio candido ha cercato di contrarre in energia continua. Sono come i rami contorti di un ulivo, dove i nodi interni e l’antica linfa scorrono in un unico spazio narrativo.
Carmelo Cammarata viene dalla scuola della natura, i suoi modelli appartengono alla terra del suo paese d’origine, Bivona. Da una figura all’altra - donna, bambino, uomo la legge della vita si esprime in una cornice unitaria. E dalla pietra luccicante escono le realtà del dolore, le rughe di speranze perdute, la traccia di un sorriso infantile. Questa schiettezza visiva non si perde lungo i pieni e i vuoti della civiltà contadina raccontata alla maniera di un cantastorie. Profili e volti si somigliano proprio perché sono parti di quell’edificio umano che lo scultore ha costruito.
Poche opere avrebbero meglio rappresentato meglio le qualità di un simbolo figurativo, ma la massa delle statue suggerisce facilmente la riflessione che a Cammarata non importano gli schemi: importa il popolo, l’immagine coordinata in una profondità di spazio naturale. E allora, più che nella dimensione geometrica di una stanza chiusa si vedono queste piccole statue nell’idea in cui sono nate, che è quella di una diretta comunicazione con la terra. Sono di pietra proprio per staccarsi dalla fragilità della zolla, hanno una luce vivace perché riflettono quella solare. In una parola appartengono al paesaggio, lo rappresentano nella libertà istintiva della vita.