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Mostra di scultura "Alessio
di Giovanni" Cianciana 15/21 Novembre 1970, di Cesare Sermenghi. |
Giorno
15 novembre, in Cianciana
si inaugura la Galleria d’Arte
con la personale di Carmelo
Cammarata.
Da tempo attendevamo questa antologia di buona selezione. Certo, le opere, non sono curate dal rigore che può sperimentare l’intellettualità, ma hanno la freschezza del linguaggio naif, cioè di un primitivismo non ancora dissacrato dalla sua innocenza. Il Cammarata è il muratore-scultore che opera di domenica, quando è preso soltanto dalle ispirazioni e il peso del suo lavoro quotidiano ha finalmente tregua. Allora interviene tutta la febbre creativa che, trattenuta per una intera settimana, si scarica, dopo lunga gestazione, in una visione accesa, esplosiva. perché egli sa mettere a segno i colpi di sgorbia audacemente, senza alcun riposo, senza meditare la ricerca, che la mano, nel seguire l’occhio, ha già trovato la via delle forme per istinto, così, per comunicare con dignità e misura, pur studiandosi di indicare a volte nodi e vene di certi vecchi legni o cercando di evidenziare nelle pietre toni di arenaria ove il linguaggio delle proporzioni, a seconda della presenza di ossidi o di bianchi, assume quasi solennità archeologica. Abbiamo visto lo scultore in cerca di massi sagomati, lungo i greti dei fiumi, la dove l’acqua ha già sbozzato per suo conto concrescenze di calcare o lavorati a caso maschere o monconi in essenzialità che andranno poi a tradursi in opere future. E pure i legni cerca Carmelo Cammarata, passando con i suoi carichi in motocicletta, come un Ligabue di nuova leva. Nella scorta delle sue creazioni, ai numerosi nudi si alternano figure ingenuamente dure, in posizione da trapezio ginnico o da circo, maternità austere in atteggiamento di vita contadina. C’è una figura di torso che fa spicco, un coribante con il capo ficcato dentro il collo è nell’atto di reggere una vasca in atteggiamento ieratico e di pena. E madonne sono di richiamo a toni acroteriali di cattedrali gotiche, l’iconografia da raccoglimento, tesa verso il cielo come esempio antico di preghiera. Interessanti i ceppi di ulivo scolpiti a gruppi antropomorfi. Così, ancora una volta, l’arte, quando non si copre a sua maggior tutela, dei canoni della ufficialità accademica, ancorché il superficiale tenti di vulnerarla con critica deteriore, giunge come miracolo a spiegare domande e astrazioni, con tanti volti trasfusi di innocenza. perché le macerazioni dell’artista vivono di una sola religione, nell’occhio segreto della terra, nel bisogno di favola che ha in custodia doti di poesia. Seguiamo il Cammarata nel suo umanesimo operaio; l’artista ha bisogno di una proiezione dove potere raccontare sinceramente la semplicità di un mondo che si va perdendo. |